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Chiesa di Cristo Re

La dedicazione a Cristo Re si rifà al Cristo citato più volte in diversi passaggi biblici con l’appellativo in uso in tutte le confessioni cristiane, celebrato dai cattolici, dagli anglicani, dai presbiteriani, da alcuni luterani, metodisti e ortodossi. Il progetto del luogo di culto, fulcro religioso dell’istituzione, è stato eseguito dall’ingegnere architetto Luigi Angelini.

Le cinque campane installate nel 1932 sono state donate dal dr. Elia Moratti e benedette dal vescovo mons. Adriano Bernareggi.

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La costruzione della Chiesa

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La costruzione della Chiesa

Nel 1928 fu posata la prima pietra e l’ampliamento del porticato della chiesa fu edificato alla fine degli anni ‘30. In seguito, si affissero lastre in pietra in ricordo dei benefattori e delle somme di denaro elargite in favore della Casa dell’Orfano.

L’altorilievo nella lunetta incastonata nel portale in pietra di conglomerato, con al piede la citazione “Io sono il pastore buono” è opera di Giovanni Manzoni (Bergamo 1896 – Bergamo 1970). Il testo riconduce al Vangelo secondo Giovanni ed è un palese riferimento alla cura che mons. Giovanni Antonietti aveva per i fanciulli orfani accolti nel preventorio da lui fondato nel 1925.

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L’eredità spirituale della Chiesa della Casa dell’Orfano

Nella chiesa, sulle pareti dell’unica navata sono raffigurate le opere di Misericordia corporali in alto a sinistra (dall’ingresso verso l’altare) e quelle di Misericordia spirituali (in alto sul lato destro) entrambe sovrastate da Cristo con le braccia aperte con al piede citazioni tratte del Vangelo secondo Matteo “Venite o benedetti dal Padre mio, possedete il regno preparatovi dal principio del mondo poichè:” (a sinistra) e “In verità vi dico: ciò che avete fatto ad uno dei miei fratelli, sia pure al più piccolo, l’avete fatto a me” (a destra).

I dipinti del 1937, sono di Pietro Servalli. Quest’ultimo è il medesimo autore dell’affresco dell’arco trionfale (1932), che introduce al presbiterio. La citazione del Vangelo secondo Giovanni “Io sono la luce, la via, la verità, la vita, chi segue me non cammina nelle tenebre ma vedrà il Signore”, è affrescata lungo l’arco a tutto sesto. Sopra, gli angeli accompagnano gli orfani verso Cristo Re e i Santi, distinti da aureole, tra i quali compare San Giovanni Bosco in alto a sinistra.

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Le decorazioni interne

All’interno del presbiterio è inserito l’altare marmoreo. Sull’arco che sovrasta il tabernacolo si legge la frase latina “Ecce panis Angelórum, Factus cibus viatórum: Vere panis fíliórum” (Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli).
Questi versi fanno parte della sequenza “Lauda Sion Salvatorem”, che è una preghiera della tradizione cattolica.
L’autore è San Tommaso d’Aquino, che la compose attorno al 1264, su richiesta di papa Urbano IV.

Dietro l’altare vi è l’iscrizione “Hanc aram piacularibus hostiis instaurandis extructam voluit suis impensis Johannes Antonietti sacerdos pietatis in patrem documentum XII HAL AUG A MCMXXIX”.
Sopra il tabernacolo sta una semisfera in ottone con i continenti stilizzati su rame su fondo azzurro che rappresenta l’accoglienza nella Casa dell’Orfano, senza distinzioni di genere, di etnia, di provenienza, garantita da mons. Giovanni Antonietti.

Nel paliotto sottomensa in marmo è incisa la frase “Sicut cervus desiderat ad fontes aquarum: ita desiderat anima mea ad te, Deus”: “Come la cerva desidera le fonti delle acque, così la mia anima desidera te, Dio”. La frase è diventata un’espressione classica della spiritualità cristiana, usata in momenti di preghiera e di meditazione.

Dipinto nella Chiesa di Cristo Re
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La versione musicale più famosa è quella del compositore Giovanni Pierluigi da Palestrina raffigurato nell’affresco in controfacciata.
Una piccola targa posta sulla parete interna della sacrestia è appesa come promemoria per il sacerdote: “Celebra la tua S. Messa come fosse la prima, come fosse l’ultima, come fosse l’unica”.

Accanto all’altare le figure oranti di sinistra dipinte da Pasquale Arzuffi (Zanica, 1897 – Bergamo, 1965), di cui alcune contraddistinte da aureola e una che si prostra, e i personaggi del popolo a destra, tra i quali si distinguono il contadino con la sacca per la semina e il minatore con la lampada ‘centilena’ e l’utensile ‘Mazza a coppia’, sembrano avvicinarsi alle virtù teologali e cardinali dipinte nell’abside, sopra le quali campeggiano Gesù Cristo crocifisso e l’Agnello di Dio con il costato sanguinante, contornati dalla mandorla d’oro fiammeggiante realizzata da Fermo Taragni (Bergamo, 14 luglio 1871 – Redona, 12 aprile 1948). Sopra ancora, il Padre e la colomba dello Spirito Santo iscritti anch’essi in una decorazione circolare dorata, completano la Trinità.

Sugli archi che conducono al coro sono riportate citazioni bibliche dal libro di Giobbe.

La Via Crucis in terracotta, che si snoda sui due lati della navata sotto le opere di Misericordia Corporali e Spirituali, è stata eseguita dallo scultore Giovanni Manzoni.
In controfacciata, sulla parete di fondo della chiesa, campeggia il grande affresco dipinto da Arturo Monzio Compagnoni di San Paolo d’Argon nel 1964 e ispirato dal testo del Magnificat, in cui Maria Vergine esclamò “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno Beata”. La Vergine in alto, contornata dagli angeli, è affiancata a sinistra da Santi e a destra da figure insigni delle confessioni cristiane, tra le quali si riconosce Papa Giovanni XXIII.

Al centro, in primo piano, svettano su un alto colle, i cinque esponenti più significativi del Rinascimento italiano: l’architetto Filippo Brunelleschi con la cupola di Firenze, il musicista Giovanni Pierluigi da Palestrina, la cui figura dialoga con mottetto inciso nel paliotto sotto mensa dell’altare, il poeta Dante Alighieri, il pittore Giotto e lo scultore Michelangelo che mostra a Maria la Madonna di Bruges. I modelli ai quali si ispira Monzio Compagnoni nel dipingere i cinque personaggi sono: l’Esaltazione del SS. Sacramento e il Parnaso di Raffaello, nelle Stanze Vaticane. A sinistra si intravede la città di Milano con le guglie del Duomo e la Madonnina, a destra il mare tempestoso con i barconi a vela con i migranti.

A rappresentare le generazioni che esaltano la Vergine Beata le etnie del mondo intero e i religiosi che si sono presi cura di istituzioni caritatevoli, tra i quali don Orione, don Gnocchi e le suore del Prezioso Sangue di Monza, che provvedevano ai servizi della Casa dell’Orfano è all’educazione delle bambine.

A destra in basso si trova la madre di mons. Giovanni Antonietti, Caterina Nodari (26 agosto 1865 – 1 dicembre 1939), morente e a sinistra i caduti in guerra e sul lavoro.
Stretto è il legame dell’affresco sopracitato con le finalità educative e formative dell’istituzione fondata da mons. Antonietti nel 1925, riguardo all’accoglienza, ai rudimenti scolastici, all’etica della vita e alla fede cristiana cattolica.

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In fondo alla navata centrale, sulla destra rispetto all’uscita, vi è la sepoltura di mons. Giovanni Antonietti, con il monumento a sarcofago che riporta le date anagrafiche del fondatore oltre alla pregevole scultura di Piero Brolis di Bergamo del 1977.

La chiesa conserva anche un bel dipinto con la “Madonna col Bambino e angeli” (olio su tela, cm 131 x 94 ca.) che è copia seicentesca della celeberrima, incompiuta “Madonna dal collo lungo” (1540, cm 216,5 x 132,5) di Francesco Mazzola detto il Parmigianino (Parma 1503 – Casalmaggiore 1540) attualmente al Museo degli Uffizi di Firenze ma fino al 1698 conservata nella chiesa di Santa Maria dei Servi a Parma. Non se ne conosce l’autore né la circostanza che l’ha portata alla Casa dell’Orfano.

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