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Portineria, oggi archivio, biblioteca e raccolte d’arte – 1931

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La portineria, com'è nata

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La portineria, com'è nata

Costruito su tre piani su progetto dell’ing. Pietro Savoldelli, questo edificio accoglieva gli orfani che venivano sottoposti a visita medica e ricevevano il numero di matricola. Nel 1948, alla costruzione principale si è aggiunto, su progetto dell’ing. Dante Fornoni, un attrezzato ambulatorio con due stanze per le cure sanitarie e un loggiato al primo piano. L’edificio adibito ad archivio, biblioteca e sede della raccolta d’arte, dopo la ristrutturazione del 2017 conserva reperti e documenti personali di mons. Giovanni Antonietti e beni provenienti in prevalenza dal lascito di Giacomo Suardo (1947): dipinti su tela, stampe, sculture, strumenti musicali, ceramiche e una nutrita biblioteca storica in corso di catalogazione. Tra le opere più significative l’Enciclopedia Treccani autografata dall’editore e un’edizione rara dell’“Industria Italiana della Prima Guerra Mondiale” di Antonio Greppi.

Mostra 100 anni
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Portineria Casa dell'Orfano

Piano terra

Al piano terra, oltrepassata la porta d’ingresso, si accede alle sale dell’ex infermeria in cui sono esposti mobili a schedario detti a “tapparella” e oggetti degli uffici direzionali della Casa dell’Orfano, tra cui macchine da scrivere d’epoca.

Sulle pareti della stanza centrale, ex sala medica, sono presenti dei dipinti murali che avevano la finalità di dare sollievo agli orfani nei momenti della cura. Uno di questi si ispira alla fiaba Il Pifferaio Magico e mostra un topo che regge un simpatico cartello con la scritta “Abbasso il Gatto”.

All’uscita delle stanze mediche, il corridoio interno conduce al salone della quarantena, locale luminoso e arioso con sei finestre che ospitava gli orfani affetti da patologie cliniche che potevano risultare contagiose. Sopra la porta d’entrata campeggia la frase: “Non ti lagnar de mali ne creder soli i tuoi / ognuno dei mortali ha da soffrire i suoi”. Dalle tre vetrate rivolte a ovest si scorgono l’edificio del teatro e la centralina per la fornitura dell’energia elettrica generata dalla turbina del Cotonificio Pozzi Electa situato a valle, accanto al fiume Serio.

Una delle stanze ospitava Vittoria Dentella detta “Tina”, assistente di Mons. Antonietti, orfana di guerra, che entrata alla Casa dell’Orfano il 31 dicembre 1931, ne diventò dipendente in qualità di infermiera e assistente sociale.

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Il percorso espositivo

Il percorso espositivo conduce successivamente nelle due stanze della Portineria, le cui pareti sono decorate a finto marmo.

I pavimenti, originali dell’epoca, si caratterizzano per le piastrelle di graniglia mentre le vetrate dei portoni di ingresso presentano inserti fitomorfi in ferro battuto di stile Liberty. Un messaggio di benvenuto affisso alla parete di fronte alla porta centrale recita la preghiera di benedizione composta da San Francesco d’Assisi per Frate Leone, così abbreviata: “Saluto di S. Francesco. Il Signore ti benedica e ti custodisca. Ti mostri la sua faccia e abbia misericordia di te. Volga a te il suo sguardo e ti dia pace.”

Le pareti di tutto il piano sono decorate con motti filosofici, etici e religiosi. I lettering sono dipinti con caratteri tipici degli anni ‘30, uno in particolare è stato tratto dal romanzo di Alessandro Manzoni, I promessi sposi: “In questo mondo bisogna pensare più a far bene che a star bene”.

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Sala Onore Casa Dell Orfano

I Saloni d'onore

Dopo l’infermeria e la portineria si accede ai due saloni d’onore dedicati all’accoglienza degli ospiti della Direzione. La prima stanza conserva un pianoforte, delle ceramiche, alcune onorificenze su pergamena attribuite a mons. Giovanni Antonietti e un dipinto che mostra il fondatore della Casa dell’Orfano con tre fanciulli. L’opera, firmata e datata 1958, è del gandinese Pietro Servalli (Gandino, 7 ottobre 1883 – Bergamo, 23 aprile 1973), autore anche di alcuni affreschi nella Chiesa di Cristo Re. Sulla parete di fronte campeggia un dipinto murale realizzato negli anni Trenta del Novecento dal ticinese Angelo Sesti, raffigurante Il Cimitero di guerra, in memoria dei soldati di Fanteria deceduti nella Prima Guerra Mondiale.

Al centro una cassapanca in legno di noce con frontale e schienale intagliati e lo stemma araldico dei Bottaini de’ Capitani di Sovere, (sec. XVIII), prima metà, famiglia dalla quale discendeva la moglie del conte Giacomo Suardo, autore della generosa donazione avvenuta nel 1947.

Nel secondo salone, alle pareti, sono esposte riproduzioni fotografiche della quadreria tra cui: un Congedo di Cristo dalla Madre di ignoto artista veneto (XVI secolo), un’Adorazione dei Magi della bottega di Domenico Carpinoni (XVII secolo), una Deposizione di Cristo dalla Croce di Antonio Cifrondi (XVII secolo) e una monumentale Pietà di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (1600 circa). L’esposizione comprende anche alcune pregevoli sculture di Tobia Vescovi, Giovanni Manzoni, Gianni Remuzzi e Giovanni Avogadri. Il fortepiano al centro della sala è affiancato da mobili d’epoca, da un monetiere lombardo del XVII secolo, da ceramiche Ginori Picozzi e della manifattura inglese Wedgwood.

La scala interna all’edificio della Portineria conduce sulla terrazza panoramica aggettante sul parco e sugli altri padiglioni della Casa dell’Orfano.

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La loggia è impreziosita dal colonnato e dagli archi a tutto sesto in pietra di conglomerato, da decorazioni geometriche in stile Liberty e da due stemmi a ricordo delle battaglie del Piave e dell’Isonzo.

La Casa dell’Orfano, appunto, venne aperta il 24 giugno 1925, festa di San Giovanni Battista, compatrono di Clusone e giorno in cui nel 1917 si era conclusa con la vittoria italiana, la seconda battaglia del Piave. Due tavoli con il piano in graniglia e un lampadario in ferro battuto impreziosiscono l’ingresso della Direzione.

Oltre la porta principale, sulla destra, si incontra la cameretta in cui soggiornava l’assistente di mons. Giovanni Antonietti, Guglielma Crespi, arredata con una coppia di letti e con suppellettili tipici da stanza da letto. Sulla parete destra del corridoio si trovano le librerie colme di testi acquisiti dal fondatore per arricchire la biblioteca originaria della Casa dell’Orfano.

I medesimi scaffali, gremiti anch’essi di volumi facenti parte della donazione Suardo, completano l’attuale salone in fondo al corridoio, dalle cui vetrate orientate a ovest si osserva l’ampio panorama sui monti tra cui il Trevasco, sul Santuario della SS. Trinità di Parre, sulla Val del Riso e sul monte Alben sino alla cima del monte Arera.
Il cospicuo archivio che conserva la storia della Casa dell’Orfano, prima cameretta di Maddalena Nodari, detta ‘Rosina’, anch’essa assistente di Mons. Giovanni Antonietti, è situato sulla sinistra dopo le librerie.

Contatti Casa Dell Orfano
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Museo Fondazione Casa Dell Orfano

Il corridoio a destra conduce verso la camera studio personale di mons. Giovanni Antonietti.
Un armadio antico in legno con pannelli intagliati a bassorilievo e stemma araldico custodisce un pregevole abito da parata di epoca napoleonica e una divisa militare probabilmente appartenuta a Gennaro Sora, ufficiale degli Alpini della Prima Guerra Mondiale. Vi sono inoltre otto fucili e una carabina novecenteschi utilizzati per l’alzabandiera al Pilo monumentale eretto in memoria dell’aviatore medaglia d’oro Antonio Locatelli.

Le pavimentazioni si distinguono per i motivi a decoro geometrico tipicamente Liberty.
Incuriosisce inoltre la stanza alla quale si accede dall’antibagno, che contiene due pezzi di antiquariato in legno di noce intarsiati e intagliati, oltre a stampe d’epoca e fotografie.
Sopra la piccola cassapanca con alzata sorretta da due colonne tornite, vi è una piccola fusione metallica, stampata a forma di tre palle, in materiale di zinco con sbavature dette “colaticci”, di probabile provenienza dallo stabilimento elettrolitico ex AMMI di Ponte Nossa.

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La camera studio

In fondo al corridoio si accede alla camera studio di mons. Giovanni Antonietti.
Tra i componenti d’arredo del locale privato del Presidente e fondatore della Casa dell’Orfano spiccano l’inginocchiatoio in legno con gambe tornite su cui è una stampa della Madonna del Magnificat di Sandro Botticelli, il letto in legno di noce, una cassapanca riccamente intagliata con stemma araldico, la sedia Savonarola nella nicchia della libreria con vetri cattedrale verdi e un mobile secretaire in stile cappuccino ricco di dettagli intarsiati, sopra al quale è appoggiata la fotografia di don Carlo Gnocchi. Anche nella stanza del Presidente la coppia di sedili in legno e la cassapanca intagliata mostrano uno stemma araldico. Decorano la parete di fondo della stanza stampe a tema sacro.

La Stanza Casa Dell Orfano
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